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Cenni storici

SS.Salvatore

L'analisi storica relativa la costruzione della Parrocchia del SS. Salvatore è stata accompagnata fin dall'inizio da parecchie incertezze, dal momento che si è basata su racconti tramandati solo oralmente e su documenti conservati nell'archivio della chiesa, mai studiati e ordinati.
A pochi metri da dov'è situata l'attuale chiesa, in un sito ancora oggi ricordato come "Luogo detto d'Orfeo" lungo la strada che conduceva all'ospedale di S. Giovanni dei Lebbrosi, vi è un'edicola votiva, al posto della quale prima si trovava una piccola chiesa, anch'essa dedicata al SS. Salvatore nei pressi di un antico fondaco, con accanto una taverna, detta della "Musica d'Orfeo", punto di riferimento per gli abitanti della contrada e per la gente di passaggio. Questo nome era dovuto ad un dipinto che si trovava nell'osteria e che rappresentava Orfeo che suona; sotto di esso c'era una fontana con abbeveratoio da cui sgorgava l'acqua attraverso sette sifoni di ferro (in siciliano "cannoli"), da cui è derivato il nome della borgata "Settecannoli".
La chiesetta è stata dedicata sin dalla fondazione nel 1725, al SS. Salvatore. Nel 1850 vi fu temporaneamente trasferita la parrocchia di S. Gaetano a Brancaccio. Quando nel 1853 la dignità parrocchiale ritornò nella sua sede, si sollevarono le suppliche degli abitanti del luogo i quali desideravano che la parrocchia rimanesse nella loro chiesa, dato che quel distretto era molto più popolato di Brancaccio. Allora la chiesa fu elevata da prima a cappellania curata alle dipendenze della Cattedrale, e nel 1870 divenne filiale parrocchiale acquistando così il fonte battesimale. E' proprio da questo nuovo status che si coglierà l'occasione per la costruzione della nuova e più grande chiesa del SS. Salvatore, che diverrà la nuova parrocchia. La costruzione della chiesa del SS. Salvatore è databile intorno al 1860/62, periodo storico caratterizzato dal clima dell'Unità d'Italia. In tale contesto, la borghesia palermitana era in piena ascesa economica e culturale, tutta protesa alla costruzione del Teatro Massimo, che avrebbe dato lustro alla città a livello europeo. Dall'altra parte invece la massa popolare, che viveva nelle borgate fuori dalle mura della città, doveva affrontare problemi relativi alla mancanza dei beni di prima necessità, come la mancanza d'acqua potabile, di un sistema fognario, di strutture ospedaliere e di civile abitazione, infatti la chiesa s'inseriva in una zona densa di giardini dove aristocratici e borghesi avevano costruito numerose case rurali e ville residenziali extraurbane, attorno alle quali si era formata, in modo spontaneo, un'edilizia minore sparsa. Successivamente si svilupparono le borgate, costituite da residenze destinate alla popolazione contadina addetta alla coltura della terra. La sua costruzione non e quindi attribuibile a velleità artistiche né tanto meno al volere della famiglia tedesca Pallme Koing , proprietaria della vasta zona densa di giardini in cui sarebbe sorta la chiesa, in quanto la famiglia era di religione protestante, ma soltanto al desiderio della povera gente. La chiesa fu aperta al culto nel 1880, e divenne parrocchiale solo nel 1922 (decreto del Cardinale Lualdi del 30-IX-1922) dopo quasi un secolo dalla sua costruzione.


Notizie Artistiche


Il progetto iniziale a forma basilicale a tre navate si legge dalla facciata, tripartita nel piano d'ordine da un portale maggiore e due portali minori. Il risultato, tuttavia è una pianta centrica atipica, poiché per mancanza di fondi il progetto fu interrotto bruscamente nella sua esecuzione, subito dopo appena quattro colonne, con la cesura di un abside semicircolare, per cui il corpo della chiesa rimase più corto del previsto con solo due colonne tra la controfaccia e il transetto.
All'esterno la facciata risulta grezza e lineare con elementi architettonici stilizzati.
Il primo ordine è stilizzato da lesene con capitelli ionici appena abbozzati che inquadrano il portale maggiore e i due portali minori. Il secondo ordine imposta con una forma quadrilatera su una fascia trapezoidale, per riquadrare con lesene, simili a quelle del primo ordine, un rosone circolare, chiuso da una vetrata raffigurante la Crocifissione di Cristo.

Nel 1955 venne costruito il campanile, situato a sinistra della facciata sopra la cappella, in cui era collocato anticamente il fonte battesimale (foto a lato). Una piccola loggia lascia intravedere le campane. Ai lati della chiesa si accostano elementi simili a contrafforti circolari. Nel cortile vi sono quattro grosse palme disposte ai vertici di un quadrato.
All'interno, in corrispondenza dei portali, la chiesa è suddivisa da quattro colonne monolitiche in marmo di Billiemi con capitelli ionici. Nella parte antistante il portale maggiore vi sono due colonne che reggono la cantoria, al di sopra della quale si erge l'organo, che fu inaugurato nei primi del ‘900.

La navata maggiore è coperta da una volta unghiata, ritmata da "arconi" a pieno centro.

Le trasformazioni, oltre alla cappella del fonte battesimale, hanno riguardato l’area presbiterale e i quattro altari delle navate laterali, oggi non più esistenti.
La navata maggiore è coperta da una volta unghiata, ritmata da "arconi" a pieno centro.

Le trasformazioni, oltre alla cappella del fonte battesimale, hanno riguardato l’area presbiterale e i quattro altari delle navate laterali, oggi non più esistenti.

Le navate minori sono coperte da una breve successione di volte a vela.
Nelle vetrate che illuminano la navata maggiore e le cappelle del transetto è raffigurato il Mistero di Cristo; mentre in quelle che illuminano le navate minori sono raffigurati Santi palermitani, , fra cui la patrona di Palermo, Santa Rosalia.
I pilastri dell'ordine maggiore presentano capitelli ionici.
Lo snodo all'incrocio fra la navata e il transetto è coperto da una finta cupola.


Un catino decorato e affrescato come una volta celeste chiude l'abside e al centro trova posto una gloria con l'agnello.
La mensa dell'altare maggiore, realizzata su disegno di Padre Matteo Saladino e consacrata nel 1967, è formata da un blocco monolitico fatto di marmo del Portogallo ed è sorretta da dodici colonne che simboleggiano i dodici apostoli (otto sono in onice del Pakistan e quattro in onice del Messico).

Il cubo portante presenta nella parte anteriore, un mosaico realizzato dal prof. Messina di Monreale (sempre su disegno di Padre Matteo Saladino), denso di simbologie: il triangolo rappresenta Dio, la colomba lo Spirito Santo, la montagna la Madonna, l’acqua Gesù Cristo, la vasca la Chiesa, i sette “cannoli” i sette Sacramenti, le pecore le anime ed infine il giglio rappresentante la purezza. Sia all'esterno che all'interno, la chiesa rispecchia il gusto eclettico dell'epoca come dimostra l'uso indiscriminato di vari stilemi che vanno dal Romanico al Neoclassico.


Tra mito e realtà


Una notizia tramandata e di cui gli abitanti del luogo vanno ancora fieri è che la chiesa fu voluta e in gran parte costruita dalla popolazione che con la forza delle loro braccia e con sacrifici anche economici, lavorava tutte le domeniche, dispensata dall'Arcivescovo del riposo settimanale.
L'inizio dei lavori si può far risalire approssimativamente all'anno 1860.
La posa della prima pietra venne effettuata con una cerimonia particolare: i borghigiani addobbarono un carrettino siciliano per contenere una pietra estratta dalla cava d'Aspra (luogo di origine della pietra tufacea che costituisce la facciata), trainato da un cane e in processione scesero fino al luogo in cui oggi sorge la chiesa.

Diverse aggiunte e rifacimenti sembra aver subito la chiesa nel corso del tempo, in particolare negli ultimi quarant'anni, il parroco Padre Matteo Saladino ha operato degli interventi di cui però non rimane documentazione cartacea.
Verosimilmente si tramanda inoltre che alcuni elementi marmorei e lignei che arredano la chiesa, provengano dalla chiesa dell'ospedale dei SS. Pietro e Paolo, che si trovava a ridosso dell'Arcivescovado sulla via Bonello,e che venne distrutta in occasione della fondazione del teatro Massimo.


Il sindaco dell'epoca, Dott. Francesco Clemente, abitante di Settecannoli, non esitò a prelevare elementi di arredo della stessa per collocarli all'interno di SS. Salvatore e precisamente:


l'altare maggiore del presbiterio con il ciborio a forma di Basilica di S. Pietro (la presenza di due figure rappresentanti i santi Pietro e Paolo sul tamburo della cupola del ciborio sembra avallarne la provenienza); i due altari laterali posti nei bracci del transetto; il grande crocifisso posto al di sopra di uno dei due altari; alcuni quadri.





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